LA MEDICINA NARRATIVA

Dott.ssa Raffaella Pajalich, Specialista in Endocrinologia; Membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Medicina Narrativa; Associata AMOlp

Il ruolo del medico è, negli ultimi decenni, profondamente cambiato, tanto da rendersi necessaria un’attenta riflessione sulla professione e sul rapporto che abbiamo con i pazienti. Fino alla metà dello scorso secolo la componente “umanistica” del nostro lavoro, il colloquio intimo e personale con il malato, la vicinanza fisica e spirituale con i pazienti sono stati componenti fondamentali della visita medica, in una visione della medicina come “arte medica” e non solo come materia tecnico-scientifica. Nell’arco della seconda metà del ventesimo secolo l’esplosione delle conoscenze in campo scientifico ha costretto i medici a un vertiginoso sforzo di aggiornamento e accoglienza delle nuove scoperte, che peraltro hanno consentito terapie innovative, l’innalzamento della vita media della popolazione di circa 15 anni dagli anni 70 a oggi e la efficace gestione di malattie fino a pochi anni prima difficilmente trattabili, mi riferisco per esempio a molte malattie oncologiche e a malattie croniche quali il diabete mellito.

 

Questa enorme spinta tecnologica ha progressivamente portato il medico a un atteggiamento più distaccato e razionalista nei confronti del paziente, ovviamente è questa una generalizzazione esistendo felici oasi di colleghi che hanno mantenuto un atteggiamento “umanistico”, ma sappiamo bene quante lamentele e persino contenziosi sanitari siano sorti a causa del progressivo allontanamento tra i protagonisti del rapporto di cura. Si è quindi sentita la necessità di un nuovo Umanesimo in medicina attraverso l’utilizzo di una branca denominata Medicina Narrativa, che propone l’utilizzo delle arti in genere e della letteratura in particolare, per incrementare l’empatia e la qualità del rapporto medico paziente.

 

Ricordiamo come la figura del medico abbia nei secoli scorsi vissuto una impostazione umanistica di grande rilievo, basti ricordare famosi medici scrittori quali Cechov, Bulgakov, Celine e in Italia Mario Tobino solo per citane alcuni, a testimonianza di una commistione tra arte e scienza nella pratica clinica e nella formazione di professionisti che si trovino a trattare non tanto con singoli organi ammalati ma con esseri umani a tutto tondo, i quali portano in visita non solo segni e sintomi ma storia di vita, timori e aspettative, bisogno di sostegno e rassicurazione.

Secondo la Consensus Conference indetta dall’Istituto superiore di Sanità nel 2014 la Medicina Narrativa è definita un metodo di intervento clinico-assistenziale basato sulla narrazione dei diversi punti di vista di coloro che collaborano nel percorso di cura. Questo approccio parte dall’assunto che la conoscenza e la condivisione di ricordi, emozioni e sentimenti degli operatori, dei pazienti e dei loro familiari possa contribuire a fornire un quadro assistenziale e clinico più efficace e appropriato e permettere la realizzazione di un percorso di cura personalizzato.

Lo scritto narrativo è un vero e proprio metodo di lavoro e di ricerca, grazie al quale è possibile sviluppare una maggiore consapevolezza di se stessi e del proprio ruolo e costruire un rapporto empatico tra medico e paziente.  Attraverso la scrittura infatti ogni persona può riflettere sugli aspetti positivi e negativi della propria esperienza assistenziale, e imparare ad approcciarla in maniera più consapevole. La Medicina Narrativa permette ai medici, e a tutti gli operatori sanitari coinvolti nel percorso di cure, non solo di ampliare le proprie capacità di ascolto e imparare a prendere in carico il paziente nella sua complessità, curando la malattia e condividendo paure, speranze ed emozioni come già detto, ma anche di prendere coscienza delle proprie emozioni, dei timori e della stanchezza che purtroppo come medici abbiamo sperimentato in questo tempo di pandemia.

La Medicina Narrativa comprende non solo narrazioni di malattia, storie di medici o di pazienti, ma la letteratura in generale può essere utilizzata nel suddetto esercizio di empatia, se consideriamo il contenuto della letteratura un discorso sull’essere umano e sulle storie, aspirazioni, speranze, delusioni e dolori che fanno parte della nostra esistenza. Nei laboratori di Medicina Narrativa ci si esercita a leggere con attenzione testi selezionati nell’idea che chi sappia leggere con attenzione, sappia poi ascoltare con maggiore capacità, ci si esercita a scrivere proprie esperienze con l’idea che chi sappia scrivere, sappia anche parlare e comunicare con maggiore efficacia, oltre a guardare dentro se stesso e conoscere meglio il proprio mondo interiore, in una professione nella quale il coinvolgimento emotivo è pressoché’ inevitabile ma necessariamente deve essere conosciuto, metabolizzato e gestito.

In conclusione è auspicabile che sia nell’esercizio della professione che nel corso di formazione universitario la Medicina Narrativa sia studiata e praticata, con il fine di rendere più efficace, empatica e comunicativa la professione del medico, con la speranza che in futuro la medicina non abbia più bisogno di aggettivi ma che si occupi dell’essere umano nella sua completezza, della sofferenza del corpo e dello spirito senza distinzioni, considerandoli una entità unica, irripetibile e soprattutto inscindibile.